Storia e curiosità di Germania-Argentina: le altre partite

di Oreste Giannetta
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Germania-Argentina non è solo finali mondiali. Il loro primo confronto risale al 1958, a Malmö. L’Argentina si riaffaccia in Coppa del Mondo dopo un’assenza che dura dal 1934. Motivi diversi l’hanno tenuta lontana dal maggior torneo internazionale per oltre due decenni. I talenti non sono mai mancati e non mancano nemmeno in quel periodo. Peccato che il loro continuo esodo verso l’Europa privi la squadra del loro apporto. Lo si vede anche in quel pomeriggio svedese e la poca organizzazione la si vede anche dall’aver dimenticato le divise, tanto da dover giocare con la maglia gialla della squadra locale. Nonostante l’immediato vantaggio di Omar Corbatta, ala destra del Racing di Avellaneda, i tedeschi campioni in carica vincono agevolmente per 3-1, con la doppietta di Helmut Rahn, l’eroe del trionfo di Berna. Si fermeranno in semifinale contro la Svezia padrona di casa, mentre l’Argentina saluterà tutti subito, con tre sconfitte e dieci gol subiti. Una disfatta.

Il pareggio senza reti del 1966, sempre al primo turno, di fatto è l’unica altra soddisfazione mondiale argentina a parte la finale del 1986, perché gli ultimi due confronti, recentissimi, vedono sempre esultare i tedeschi. Nel 2006 a Berlino va in scena una battaglia di nervi. Ayala illude gli ospiti a inizio ripresa, ma Klose li riprende a dieci minuti dal termine. Lo scampato pericolo regala serenità agli uomini allenati da Klinsmann, che ai rigori come loro tradizione non sbagliano nulla. Quattro su quattro, mentre le parate di Lehmann su Ayala e Cambiasso gli regalano un giorno da eroe nazionale.

Sarà tutto più semplice quattro anni dopo in Sudafrica, con Maradona stavolta seduto in panchina a fare il C.T., impotente di fronte alla spietatezza dei tedeschi. Gli uomini di Löw fanno le prove generali del 7-1 sul Brasile maramaldeggiando nella ripresa fino al 4-0 finale dopo l’immediato vantaggio firmato da Thomas Müller. Si fermeranno ancora una volta in semifinale contro i futuri campioni, la Spagna dopo l’Italia.

Per gioire, all’Albiceleste restano le amichevoli. A cominciare dal 1973, quando si impone a Monaco di Baviera, in casa della squadra che l’anno dopo vincerà il mondiale, nonostante si presenti con una formazione molto rimaneggiata. I tedeschi, che le offese se le legano al dito, si rifaranno quattro anni dopo andando a loro volta a vincere a La Bombonera per 3-1, con doppietta di Klaus Fischer.

Nel gennaio del 1981 si ritroveranno a Montevideo per disputare il Mundialito. Il 2-1 argentino arriverà allo scadere con Ramón Díaz, che l’anno dopo inizierà la sua avventura italiana da Napoli. Sarà comunque un successo inutile, perché il posto in finale lo conquisterà il Brasile, poi sconfitto dai padroni di casa uruguayani. C’è un altro confronto in un torneo ufficioso, quello disputato a Berlino nel 1988, quindi a cavallo delle due finali mondiali. Oltre a loro, URSS e Svezia che a sorpresa le batteranno nelle semifinali, costringendole a giocarsi la medaglia di bronzo. Andrà ai padroni di casa grazie alla rete alla mezzora di Lothar Matthäus.

Esiste anche un’altra sfida ufficiale, però, giocata durante la Confederations Cup del 2005, ancora in Germania. Squadre inserite nello stesso girone, comodamente passato davanti a Tunisia e Australia, e 2-2 finale con gli argentini sempre a rimontare. Prima con Riquelme, che pareggia il primo vantaggio di Kevin Kurányi, poi con Cambiasso, che annulla il secondo allungo, firmato da Gerald Asamoah.

Argentina sorprendentemente a suo agio in Germania. A parte i rigori del 2006 ha perso solo nel 1979, vincendo invece per ben sei volte. Compresa l’ultima, a Francoforte nel 2012. Un netto 3-1 aperto da un autogol di Khedira e chiuso dalle reti di Messi e Di María, prima della rete della bandiera di Höwedes. Non si giocherà in Germania, anzi siamo in quel continente americano mai violato da squadre europee nei precedenti sette mondiali, ma la Nationalmannschaft farà bene a non sedersi sugli allori del travolgente successo sul Brasile se vorrà raggiungere l’Italia a quota quattro titoli titoli.


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